Cupolino cappella della Sindone
Cupolino cappella della Sindone
Cupolino cappella della Sindone
Cupolino cappella della Sindone
Cupolino cappella della Sindone
Cupolino cappella della Sindone
Cupolino cappella della Sindone
Cupolino cappella della Sindone
Cupolino cappella della Sindone
Restauro dei dipinti murali e della raggiera del cupolino della Cappella della Sindone

Il cantiere di restauro dei dipinti murali e della raggiera del cupolino della Cappella della Sindone, come previsto al tempo del nostro incarico, si è svolto in tempi molto rapidi - circa un mese e mezzo a cavallo delle festività natalizie - perché all'interno di un cantiere estremamente più articolato per tipologia e durata.

E' stato quindi necessario un preliminare e quanto più approfondito possibile lavoro di studio e di conoscenza propedeutico alla redazione del progetto di restauro.

Da un lato sono stati rivisti, con attenzione mirata alla parte sommitale della cupola, i documenti di archivio e i numerosi e autorevoli studi dedicati all'architettura della cappella, individuando con chiarezza i progettisti ed esecutori di questa specifica porzione, dall'altro si è posta una attenzione specifica alla materia su cui si sarebbe operato, coinvolta da vicende non ancora del tutto indagate su vari fronti.

A partire dal restauro realizzato negli anni Novanta del Novecento che aveva riportato alla luce una parte dell'apparato decorativo coperto da uno scialbo color ocra solo parzialmente asportato, intervento mai presentato al pubblico perché parte del restauro della cappella quasi ultimato e interrotto dall'incendio del 1997 e con una documentazione estremamente lacunosa dovuta chiaramente al succedersi degli eventi, ma di fondamentale importanza per la comprensione, e, attraverso la documentazione fotografica, per la visualizzazione del cupolino  e dei suoi manufatti nel succedersi degli interventi, prima e dopo l'incendio e nei venti anni successivi.

Successivamente, quando nell'estate 2017 il ponteggio ci ha permesso di "avvicinarci" al culmine della cupola, è stata realizzata una complessa fase conoscitiva sulla materia costitutiva dei dipinti murali tramite saggi stratigrafici, analisi fisico-chimiche di laboratorio per la composizione degli strati originali e delle sovrammissioni unitamente ad una indagine termografica che ha evidenziato in particolare l’alterazione dei pigmenti superficiali, la successione degli strati con la presenza della stesura originale grigia, dello scialbo ocra e dell'intervento novecentesco e i diversi fenomeni di coesione.

Contestualmente l'indagine metrico-dimensionale - anche se complicata dalla presenza della massa dei pendini, da conservare con religiosa attenzione - ci ha permesso di ricostruire l'effettivo tracciato della muratura costitutiva del cupolino e della sua finitura, evidenziando una totale coerenza tra i tracciati geometrici dei 24 raggi della stella lapidea chiusi all’interno dei profili circolari delle cornici, le dodici finestre ovoidali del cupolino e la macchina della raggiera dorata, nonchè l'esatta posizione dei pendini rimasti in loco.

Questo a dimostrazione, come riportato dalle fonti documentarie, di un progetto unitario realizzato in una unica fase o in fasi strettamente successive quando ancora Guarini era presente in cantiere. Infatti il mandato di pagamento del 1682 a favore del pittore Carlo Giuseppe Cortella specifica che lo stesso “d’ordine del” molto reverendo “Padre Guerino Ingegniere di S.A.R.“ha dipinto la volta o sia Lanternino souvra la gran cupola del Santissimo Sudario”. Il documento continua descrivendo nei particolari la tipologia dell’intervento “con averli fatti un splendore con raggi ove si è posto lo Spirito Santo attorniati di nuvole con teste di dodici Cherubini…”

I dipinti murali del cupolino si articolano indicativamente in tre fasce decorative: una fascia di decorazione di tipo architettonico, con cornici e volute intorno alle dodici finestre ovali, una fascia decorata con cielo e nuvole e sei coppie di cherubini e la parte sommitale della calotta quasi monocroma.

La lettura dei dipinti murali risultava compromessa. L’esposizione al fuoco e all'acqua di spegnimento in modo dinamico e quindi non omogeneo si erano abbattute sulle superfici rendevano evidenti diverse zone annerite e buona parte dei pigmenti avevano subito irreversibili alterazioni cromatiche: in particolare sono emersi la presenza di particelle di piombo e di annerimenti forse dovute all'alterazione del cinabro nella porzione di volta.

La decorazione intorno alle finestre presentava una forte dominante rossa, non omogenea, per la trasformazione, conseguente all'incendio, degli ossidi di ferro costitutivi dei pigmenti utilizzati nel restauro novecentesco. In particolare negli sguinci delle finestre, i cui serramenti sono andati distrutti nell'incendio e sono stati collocati recentemente, erano presenti numerose stuccature incongrue con estesi rifacimenti di malta con fessurazioni ed erosione della malta stessa unitamente al sollevamento degli strati superficiali di colore.

Una fitta rete di crepe, fessurazioni e cavillature interessava sia la porzione della calotta sia le decorazioni intorno alle aperture, con estesi distacchi di pellicola pittorica e intonachino.

 

L’intervento realizzato, in completo accordo con gli Enti di Tutela, si è posto come obiettivo prioritario la conservazione fisica di tutta la materia esistente mediante la definizione di metodi conservativi non invasivi per la protezione dell’integrità dell’opera, assicurandone una adeguata conservazione nel tempo. Particolarmente complesse sono state le operazioni volte al recupero delle cromie originali attraverso un sistema di puliture selettive e diversificate. Mediante rimozione meccanica a bisturi e tramite impacchi sono stati eliminati gli strati sovrammessi e lo sporco penetrato nelle porosità dell’intonaco, quindi sono state sigillate le fessurazioni e consolidati gli strati dell’affresco, rimosse le stuccature incongrue e risarcite le cavillature e le lacune. Infine alcune alterazioni cromatiche irreversibili sono state equilibrate ad acquerello così come le lacune.

 

Lo “splendore con raggi” ossia la macchina della raggiera risultava composta da una vera e propria armatura in ferro costituita da ben 42 pendini e da altrettante staffe distanziali che avevano la funzione di sostenere le parti lignee del manufatto: il sostegno cilindrico centrale e le bacchette delle tre raggiere sovrapposte.

L’incendio ha ovviamente bruciato le parti lignee del manufatto lasciando completamente in sito, anche se in parte distorti e instabili nell’ancoraggio, i pendini. Si è salvato anche un numero rilevante di staffe distanziali a cui stavano appesi chiodi ritorti usati per il sostegno delle bacchette dei raggi e anche fili di ferro, testimonianza di antichi interventi di adeguamento.

Questa armatura, restaurata e resa funzionale, è diventata struttura portante della parte lignea riproposta e ha permesso la reintegrazione delle parti mancanti con una notevolissima approssimazione.

 “Lo splendore con raggi” oggi realizzato è pertanto costituito da un sostegno centrale cilindrico in acciaio zincato e verniciato da cui si staccano tre raggiere in bacchette di legno ignifugato e dorato di dimensioni diversificate poste su tre piani sovrapposti e diversamente inclinati. Questo per conferire profondità al manufatto e permettere alla luce di esaltare il tracciato dei singoli raggi.

Il sostegno centrale cilindrico, ancorato alla muratura della volta tramite sei pendini in ferro battuto, porta la raggiera superiore mentre l’intermedia è appoggiata alla superficie circolare del cilindro. La raggiera inferiore è ancorata alla corona circolare inserita sull’estradosso del supporto cilindrico.

La raggiera superiore, che ha un diametro superiore ai quattro metri e in molti punti è quasi tangente alla muratura dell’ellissoide, è costituita da dodici raggi singoli divergenti dal sostegno centrale cilindrico e tra di loro distanziati con una scansione angolare di 30 gradi.

La raggiera intermedia presenta un andamento simile a quella superiore ed è costituita sempre da dodici raggi dotati di quattro bacchette divergenti dal sostegno cilindrico.

La raggiera sinusoidale inferiore è costituita come le precedenti da dodici raggi uguali con bacchette di lunghezza diversificata posate senza soluzione di continuità, secondo lo schema tipico dell’ostensorio. Al centro della raggiera è collocata la mostra costituita da uno sfondato circolare che fa da sfondo alla colomba dello Spirito Santo, da cui si staccano le bacchette divergenti della raggiera. La colomba, riproposta secondo la tecnica antica, è stata realizzata in legno, poi gessata e argentata a foglia ed è stata appesa al pendino storico ancora in sito e assicurata alla lunga vite in ferro battuto che in origine sosteneva il volo della colomba seicentesca.

 

Il cupolino della cappella della Sindone costituisce il nodo conclusivo del grande invaso della cappella e si inserisce nella parte sommitale della cupola costituita dalle sei file di archi sovrapposti e dalla stella lapidea che penetra nella calotta ellissoidale della lanterna.

La calotta alla base, proprio in corrispondenza dei raggi della stella, è forata da dodici finestre ovali, costruite fortemente ravvicinate da Guarini proprio per illuminare la superficie su cui si staglia la stella lapidea che chiude l’impalcatura traforata della volta. Al di sopra la luce è più diffusa e illumina il giro pittorico dei cherubini di Carlo Giuseppe Cortella e quasi radente colpisce la raggiera dorata che fa da sfondo alla colomba dello Spirito Santo

Il risultato, alla conclusione dei lavori, è una forte e diffusa luminosità che investe a distanza diversificata i raggi lapidei e il profilo circolare della cornice della stella e poi, sullo sfondo rende immateriale la grande raggiera dorata, disposta su tre livelli e il volo della colomba.

2017 - 2018

 

Committente: Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali di Torino

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